Anziani e Coronavirus

Abbiamo chiesto ad alcuni specialisti e nostri collaboratori il loro parere su alcuni temi di attualità per offrirvi un quadro generale e dei consigli utili per affrontare questo periodo di incertezza. 

Un’analisi attenta della situazione della popolazione anziana in questo periodo delicato e alcuni consigli della Dott.ssa Serena Rabini, psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, coordinatrice del Centro Diurno per anziani Amore e Vita (Ancona), psicologa clinica dell’Associazione Alzheimer Marche e della Residenza per anziani Villa Sorriso (Osimo).

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ANZIANI E CORONAVIRUS

 

La popolazione anziana, a partire già dagli over 70, purtroppo è uno dei target più colpiti dal coronavirus. La maggior parte di queste persone presenta infatti malattie croniche concomitanti a livello polmonare, cardiovascolare, oncologico ecc., di conseguenza il loro sistema immunitario risulta indebolito anche a causa delle prolungate terapie farmacologiche e tutto questo rappresenta un terreno fertile per la diffusione del virus. In questi giorni, infatti, abbiamo assistito a molti decessi specialmente tra la popolazione anziana. 

Stiamo parlando di quella fascia d’età che già di norma necessita maggiormente di aiuto e di sostegno, perché spesso sono persone sole che contano sulla presenza dei propri familiari o di qualche assistente privata. Anziani, che magari ancora sono autosufficienti e riescono a vivere da soli in casa ma che hanno comunque bisogno di quel figlio, che ogni giorno passa a casa loro per portare la spesa, un farmaco, per pranzare insieme oppure semplicemente per salutare o abbracciare la propria mamma o papà. 

Che cosa succede oggi?

Quel figlio magari passa perché necessariamente deve portare la spesa oppure un medicinale, ma rimane distante, sull’uscio della porta e con una mascherina in volto, non si riesce ad intravedere nemmeno un sorriso di conforto. Tempo trascorso: solo pochi veloci istanti e l’anziano si ritrova in una immensa solitudine magari con la fresca notizia della morte di un suo caro amico.

Quando poi chiuso in casa è quell'anziano che oltre a patologie concomitanti presenta una demenza ormai diagnosticata da anni, la situazione purtroppo peggiora ulteriormente. Parliamo di quelle situazioni in cui l’autosufficienza è persa così come l’orientamento spaziale e temporale e magari il familiare che è accanto non è più riconosciuto come tale. A tutto questo va sommato la difficoltà nel comprendere quanto stia accadendo e il rischio che questo isolamento possa far peggiorare le condizioni fisiche e cognitive.

Come possiamo comportarci allora?

La nostra presenza, anche se distante, anche se virtuale, risulta importantissima, telefonate o, per i nonni più digitali, videochiamate sono gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione e che possono aiutarci tantissimo. Il suggerimento è quello di ascoltare i nostri anziani, le loro ansie, le loro angosce e rassicurarli attraverso le nostre parole o semplicemente tramite un tono della voce dolce e pacato.

Per tutti coloro che invece hanno il compito di assistere un anziano con demenza, il consiglio pratico è quello di pianificare le giornate ovvero fissare e rispettare per esempio gli orari delle attività, dei pasti e del riposo. In questo modo sarà più semplice ridurre la comparsa dei disturbi comportamentali. Ugualmente utile sarebbe coinvolgere il proprio caro in attività ricreative e di stimolazione, quali disegnare, cucinare insieme, ascoltare la musica, fare un po’ di semplice attività fisica. 

Quello che possiamo sicuramente affermare è che in questo difficile momento di isolamento quotidiano le precauzioni da adottare sono molte, così come le regole da rispettare, ma dobbiamo ricordarci sempre di dare quell'attenzione particolare in più ai nostri nonni.

 

Dott.ssa Serena Rabini

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