Intelligence and  Global Defence

Come produrremo (e consumeremo) energia in futuro?

Marco santarelli

 

In un mondo in cui la connettività conta più delle dimensioni, come dice Parag Khanna, stratega geopolitico, per pensare e riflettere su quella che sarà l’energia del futuro bisogna non più approcciare il fenomeno da un punto isolato, che può essere la nostra nazione, ma da una visione seriamente globale. Bisogna capire (e i vari incontri sul clima ce lo dovrebbero dimostrare, così come l’elezione di Trump negli USA) che quello che molti chiamano banalmente “effetto farfalla”, ovvero il propagarsi delle conseguenze di un evento in paesi a milioni di km di distanza rispetto a dove lo stesso viene generato, diventa il punto di riferimento. Man mano che le popolazioni si connettono tra loro, le intelligenze si concentrano sempre in quelle che possiamo chiamare, citando ancora Khanna, “global cities”.

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Niente piu’ cavi, l’energia si diffonde con le onde elettromagnetiche

Un esperimento ha portato all’accensione di una lampadina sfruttando l’energia prodotta dalle onde del mare e diffusa senza rete elettrica

L’energia del futuro? Per Marco Santarelli, direttore scientifico di Res On Network e membro scientifico del progetto di ricerca Netonnets, è senza fili e sfrutta il principio della risonanza reciproca. L’idea prende spunto da alcuni esperimenti fatti a fine Ottocento da Nikola Tesla: lo scienziato, trasferendo energia da una torre sotto forma di onde elettromagnetiche, riuscì a illuminare lampadine distanti e non collegate con la stessa, sfruttando la capacità di propagazione che si crea fra una fonte emittente e una ricevente che condividono la stessa frequenza. Con l’endorsment del programma Netonnets, di cui sono autori Gregorio D’Agostino di Enea e Antonio Scala di Cnr, il team guidato da Santarelli ha effettuato a settembre scorso un primo esperimento a Torre del Cerrano (Te) ed è riuscito ad accendere una lampadina sfruttando l’energia prodotta dal moto ondoso del mare.

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Con Trump cambia il clima

Cosa cambierà in ambito energetico, negli USA e nel mondo, con l’avvento di Trump?

Trump nomina segretario di Stato il CEO di ExxonMobil e alla guida dell’EPA mette un uomo che ha a lungo combattuto l’EPA, ma non è così ingenuo da uscire dagli accordi sul clima. Dietro la questione energetica ci sono la Cina da isolare e la Russia da avvicinare

TRUMP CLIMA

 

Tra pochi giorni un uomo che ha dichiarato al mondo che il cambiamento climatico è un “concetto inventato dai cinesi per impedire all'economia americana di essere competitiva”, sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti. Quest’uomo è Donald Trump.

Cosa cambierà seriamente in ambito energetico con l’avvento di Trump? Non dimentichiamoci che energia (gas ed elettricità) e clima sono stati tra i campi di battaglia più aspri della campagna elettorale tra lui e la Clinton. Non dimentichiamoci che chi mette le mani sulla produzione energetica da materia prima riesce, da sempre, a spostare equilibri internazionali. Quali sono e potrebbero essere le implicazioni serie del nuovo operato del presidente Trump?

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Sblocca Italia: Santarelli, Paese si prepara a Medioevo energetico

Un Medioevo energetico si sta per abbattere sull'Italia a causa del decreto Sbocca Italia che apre alle “trivelle facili”, togliendo agli enti locali il potere di veto sulla ricerca di petrolio. L’allarme lo lancia Marco Santarelli, esperto in Analisi delle reti e associato di ricerca per enti internazionali e direttore Ricerca&Sviluppo di Network, che ricorda come in tutta Europa il futuro energetico sia invece verde e affidato alle rinnovabili.

“L’Europa – afferma Santarelli – ha come obiettivo che entro il 2020, il 20% del fabbisogno energetico deve risultare da fonti rinnovabili. L’Italia con il nuovo decreto va in controtendenza: entro il 2020 si vogliono realizzare ancora pozzi di petrolio”. Santarelli sostiene che l’Italia deve puntare invece sulla ottimizzazione, miglioramento delle reti esistenti e puntare sulla migliore distribuzione e centrare l’obiettivo della produzione di energia da fonti rinnovabili.

Tale produzione è crescita negli ultimi anni del 17%, creando nuovi posti di lavoro e non mettendo a rischio l’ambiente. “Invece – osserva – con una strategia di retroguardia, continuiamo ad investire oltre 12 mld l’anno in giacimenti di idrocarburi, investimenti in nero invece che in verde”.

Secondo le rilevazioni in Italia c’è una dorsale del petrolio e del gas che parte da Novara e poi si distende lungo l’Appennino fino in fondo alla Calabria e prosegue in Sicilia, mentre nel Mare Adriatico c’è una dorsale parallela offshore, da Chioggia al Gargano. E le regioni più a rischio trivelle sono Basilicata e Sicilia, seguite da Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria.

 

 

Articolo originariamente comparso su "Il Corriere della Sera".

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